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La resa come via per l'illuminazione



Il Buddha si illuminò quando cessò ogni sforzo di arrivare a qualcosa. Arrivò allo stremo delle sue forze senza alcun risultato. L'ego era annientato e tutte le attività lo abbandonarono. E non appena cessa lo sforzo, discende la grazia; non appena le speranze si frantumano, le attività decadono e termina la lotta, l'ego crolla e il palmo si apre. 

Riesci a comprendere che non ci vuole nessuno sforzo per aprire il palmo della mano, sebbene ce ne voglia per chiuderlo? Quando non fai niente il palmo si apre da solo, perchè quella è la sua posizione naturale. Non hai bisogno di fare nulla per aprirlo: non chiudere il pugno, e il palmo resta aperto. Non appena l'ego cade, Dio appare.

Quando la pioggia arriva scende sia sulle montagne che nelle vallate, queste si allagano mentre i monti restano asciutti. Le montagne sono piene e non c'è spazio per l'acqua, le vallate invece sono vuote, quindi si riempiono d'acqua. Dio discende allo stesso modo. Non fa alcuna discriminazione: l'esistenza è la stessa per tutti, senza alcuna distinzione. Non c'è differenza tra chi è degno e chi no, tra peccatori e santi. 

La grazia di Dio si riversa su tutti, ma coloro i quali sono pieni di se stessi perdono la sua grazia, perchè non hanno alcuno spazio al loro interno. Chi invece è vuoto dentro di sè viene colmato perché c'è abbastanza spazio per accoglierlo.
Quando l'ego cade il divino si manifesta.

Vincitori e perdenti

La differenza tra vincintori e perdenti? Entrambi subiscono sconfitte, ma solo i primi le trasformano in lezioni.


Il dolore come via per il Risveglio

Salvatore Brizzi, uno dei grandi maestri dei nostri giorni, ha spesso parlato di Risveglio e di tecniche per provocarlo, come fatto recentemente sul suo blog da cui riporto la seguente sintesi.


L’essere umano è costituito di una macchina biologica – un apparato psicofisico – e un’anima, ossia il suo vero Sé. La macchina biologica si trova nell’uomo comune in uno stato di più o meno profondo addormentamento, il che le impedisce di venire utilizzata efficacemente dall’anima per i suoi scopi evolutivi.
L’anima di per sé non è né sveglia né addormentata, è semplicemente Presenza allo stato puro, ma non riesce a comunicare né a governare l’apparato psicofisico finché questo resta addormentato. L’anima si è, per così dire, identificata con la macchina biologica addormentata e ne subisce la volontà. La macchina è infatti dotata di una grande forza di volontà, tanto da permettersi di trascinare lo stesso Sé nei suoi loschi affari.


Ma esiste una via d’uscita per questa poco invidiabile situazione?
Sicuramente. Ma questa via non passa per una modificazione diretta dell’apparato psicofisico stesso, in quanto i tentativi portati in tal senso non forniscono risultati permanenti in termini di sviluppo dell’anima. 
Tutto ciò che possiamo fare è sforzarci di portare la macchina in stato di veglia, anziché tentare di modificare gli aspetti della macchina che non ci piacciono. Questo particolare stato di intensa Presenza, se applicato costantemente, guarisce in maniera naturale le distorsioni energetiche presenti nell’apparato psicofisico, senza per questo doversi soffermare sul significato mentale e storico della singola emozione negativa. Non si tratta di “modificare le credenze inconsce” (ammesso che qualcuno ci riesca davvero) né di andare a vedere in che modo il tono di voce della mia maestra elementare ha influenzato la mia sessualità di oggi. Si tratta di svegliare la macchina affinché l’anima possa servirsene.


Tutto ciò che percepiamo come “aspetti negativi della macchina” è sempre, in ultima analisi, il risultato dello stato di sonno dell’apparato psicofisico. Se interrompiamo lo stato di sonno, interromperemo anche, come effetto collaterale di tale interruzione, le manifestazioni negative dell’apparato psicofisico, senza aver necessariamente lavorato su ogni singola manifestazione.
Il sonno della macchina è la sorgente di energia di ogni nostra manifestazione negativa. Svegliare l’apparato psicofisico è molto più radicale che riprogrammare le reazioni inconsce dello stesso.




Fortunatamente l’apparato psicofisico tende a portarsi in stato di veglia in maniera spontanea. Ma sfortunatamente tutte le volte che giunge vicino al risveglio noi mettiamo in atto ogni comportamento possibile per farlo ricadere nel sonno. Quando, a causa di un evento esterno, la macchina innalza il suo livello vibratorio e si porta alle soglie del risveglio, noi la ricacciamo indietro. Un eccessivo innalzamento della frequenza vibratoria viene infatti percepito come un dolore più o meno intenso sul piano emotivo. Lo stato di veglia è scomodo, procura fastidio, fa male. E noi non siamo stati educati a percepire il nostro dolore emotivo come un tentativo della macchina di uscire dal sonno. La verità è che non siamo abbastanza coraggiosi dal sopportare l’intenso dolore causato dal risveglio di un apparato psicofisico che è abituato a stare nel sonno.


Ogni volta che – stimolato da un evento della vita – l’apparato psicofisico si avvicina al risveglio, noi avvertiamo questo innalzamento vibratorio come rabbia, frustrazione, paura o un’intensa gelosia. Questo sentire è solo un riflesso del fatto che quella frequenza vibratoria è troppo elevata per il nostro sistema nervoso; in altre parole, non siamo fisicamente pronti per il risveglio. Come conseguenza mettiamo in atto comportamenti che diminuiscono il dolore, ossia cerchiamo di far ridiscendere il livello vibratorio modificando con le parole o con i fatti l’evento esterno oppure rimuovendolo dal nostro ricordo nel più breve tempo possibile. 



Non è vero infatti che “il tempo guarisce ogni ferita”, bensì che il tempo rimuove la ferita e la conserva nell’inconscio, ma questa prima o dopo creerà un’altra situazione con il fine di richiamare l’attenzione su di essa. Cambieranno i personaggi capaci di far riemergere le ferite inconsce, gli uomini che incontriamo non avranno più esattamente il volto di nostro padre e le donne non avranno il volto di nostra madre; potranno essere il capufficio, un amante o il partner, ma la loro energia richiamerà in qualche modo le figure parentali. Noi crederemo di essere attratti da quella persona quando invece rispondiamo a un’esigenza della macchina biologica ferita.
Ma tutto può essere cambiato.
Quando l’anima esercita la sua Presenza e la forza della sua Attenzione – a lungo e in maniera costante – può utilizzare la macchina per produrre emozioni superiori, ma per farlo deve approfittare proprio di quei momenti in cui la vita stessa la conduce a un passo dal risveglio per mezzo di situazioni dolorose.


Questi argomenti sono trattati ampiamente da Salvatore Brizzi ne Risvegliare la Macchina Biologica per utilizzarla come Strumento Magico, che puoi acquistare cliccando qui